Votare presto e votare bene
La risposta di Silvio Berlusconi alla proposta di Matteo Renzi per un’intesa sulla riforma della legge elettorale è stata immediata e sostanzialmente positiva, con un’aggiunta, la richiesta di lavorare per arrivare a elezioni parlamentari in concomitanza con le europee di maggio, che è in realtà un rafforzativo. Coloro che hanno interpretato questa postilla come un modo per non entrare nel merito hanno, nella migliore delle ipotesi, frainteso.
6 AGO 20

La risposta di Silvio Berlusconi alla proposta di Matteo Renzi per un’intesa sulla riforma della legge elettorale è stata immediata e sostanzialmente positiva, con un’aggiunta, la richiesta di lavorare per arrivare a elezioni parlamentari in concomitanza con le europee di maggio, che è in realtà un rafforzativo. Coloro che hanno interpretato questa postilla come un modo per non entrare nel merito hanno, nella migliore delle ipotesi, frainteso. E’ evidente a tutti che l’unico ostacolo a un ricorso immediato alle urne è il pasticcio combinato dalla Corte costituzionale che, rinnegando una serie ininterrotta di decisioni in senso opposto, ha lasciato il paese senza una legge elettorale utilizzabile.
Una volta che quell’ostacolo sia superato, non c’è ragione perché il Partito democratico, dopo che ha eletto un segretario sulla base dello slogan “no alle larghe intese”, resti ingabbiato, in una formula che detesta, a sostenere un governo paralizzato e paralizzante. Fissare una data a maggio (naturalmente dal punto di vista della volontà politica, visto che la potestà dello scioglimento è del Quirinale) serve a evitare che anche questa volta la discussione si trascini senza esito. Renzi ha fatto la sua parte, offrendo un ventaglio ampio di possibilità di riforma, in modo da non imporre ad altri una scelta operata solo dal Partito democratico. Berlusconi ha rafforzato l’ipotesi di un’intesa che scavalchi il prevedibile ostruzionismo, paludato da competenza, del manipolo ministeriale di destra e di sinistra. Per votare a maggio l’accordo deve essere trovato in due o tre settimane, in modo da approvarlo nelle due Camere, emanare i regolamenti (che, se si deve ricorrere a un ridisegno delle circoscrizioni, saranno piuttosto laboriosi) e pubblicare tutto sulla Gazzetta ufficiale in tempo utile perché si sciolgano le assemblee e si abbia il tempo minimo di campagna elettorale prima delle europee.
Se c’è la volontà di raggiungere un’intesa, i tempi stretti sono un aiuto, perché tolgono spazio al cincischiare interessato di chi vuole procrastinare un quadro politico ormai evanescente. Servono anche a fornire al capo dello stato la prova di una buona volontà riformatrice, applicata in modo intensivo sull’unico tema davvero alla portata di questa legislatura, il che potrebbe indurre Giorgio Napolitano a considerare conclusa con un mezzo successo la sua operazione politica post elettorale, che non ha ottenuto l’auspicata pacificazione, ma almeno avrebbe creato le condizioni per avviare un processo riformatore che appariva irrimediabilmente inceppato. Così il tempo “non lungo” del secondo straordinario mandato di Napolitano sarebbe servito al paese, anche se non nei termini del disegno originario del presidente.